I PARTITI, LA DEMOCRAZIA, LA BIBBIA E LA CHIESA CATTOLICA

Premessa.      Io sono stato iscritto a sette partiti e quanto segue è frutto di esperienza vissuta.

 

Secondo l’articolo 49 della vigente Costituzione italiana “tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” .

Da ciò consegue che i partiti sono stati considerati dai padri costituenti cinghia di trasmissione tra la società civile ed il potere, il che comporta che gli iscritti di una sezione di base   (che in qualunque partito costituiscono la locale società civile)   debbono poter esprimere la propria opinione su qualunque argomento da essi stessi considerato importante.

 Se venisse ovunque applicata, un simile procedura farebbe diventare la massa degli iscritti protagonisti della scena politica (nazionale e locale). Ma allo specifico gruppo di lavoro del convegno di Chianciano Terme del 2-3-4 maggio 2008 si è invece evidenziato che tutti partiti si comportano in maniera opposta allo spirito della costituzione operando in modo totalmente antidemocratico, sostanzialmente anticostituzionale:

a)  le sezioni di base non sono mai convocate per discutere problemi concreti la cui soluzione viene perciò decisa arbitrariamente dalla singola segreteria di partito (a seconda dei casi a livello nazionale, regionale, provinciale, comunale).

La mancanza di democrazia è talmente sfacciata che lo statuto di certi partiti nemmeno menziona le sezioni di base che per esso non esistono.

 Ciò che precede illustra la mancanza di democrazia sul piano collettivo. Ma una situazione analoga si constata pure a livello di singoli iscritti:

b)  se in un partito milita occasionalmente una persona ritenuta onesta e capace, si cerca di impedire che essa si metta in vista e si cerca di emarginarla in ogni possibile maniera.

Ad esempio: al momento del rinnovo delle iscrizioni annuali non la si avvisa di quando la sezione è aperta in modo che essa trovi difficoltà a rinnovare l’iscrizione; nel caso venga indetta una riunione importante si cerca di impedire che quella persona vi partecipi, non inviandole l’avviso di convocazione; quando inizia il dibattito la persona sgradita viene fatta parlare per ultima quando gli iscritti stanno andando via ed il tempo disponibile per gli interventi è quasi esaurito;  se essa eventualmente fa ricorso al segretario della federazione con lettera raccomandata, la raccomandata ritorna al suo domicilio, poiché il segretario della federazione rifiuta di riceverne per sottrarsi all’obbligo di intervento.

Quanto descritto in a) e b) genera sfiducia e malcontento a livello generale e si spiega così la protesta clamorosa della grande società civile che si è riunita sotto l’egida di Beppe Grillo contro i politicanti di ogni etichetta, intrallazzatori abituali. Ma tale protesta rimane sterile poiché in base al citato articolo 49 della Costituzione i partiti restano comunque cinghia di trasmissione tra la società civile ed il potere.

La protesta di Grillo diventerà invece in buona misura produttiva quando – relativamente alle sezioni di base – egli pretenderà che lo statuto di ogni partito sia formulato come segue:

L’assemblea degli iscritti delle sezioni di base, si convoca automaticamente a giorno fisso mensile (esclusi i mesi di luglio ed agosto) per discutere e deliberare circa l’argomento che l’assemblea stessa avrà scelto in una delle riunioni precedenti.

Realizzando quanto precede si toglierà al segretario sezionale la possibilità di scegliere arbitrariamente l’argomento da porre all’ordine del giorno, e la possibilità di non invitare all’assemblea l’iscritto sgradito.

 Però vi sono violazioni di statuto di ogni genere che i vari capi dei partiti mettono in atto sul piano collettivo o di singoli iscritti e ciò in quanto le violazioni statutarie fino ad oggi non costituiscono reato penale. Ma anche ciò deve e può finire di fronte di una protesta popolare.

L’iniziativa di Grillo diventerà perciò ancora più produttiva se egli raccoglierà firme per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare la quale prescriva che

“La violazione delle norme statutarie di un partito costituisce reato penale da punire drasticamente; nel caso taluno adisca le vie legali tutte le relative spese saranno a carico di chi risulterà aver violato la norma statutaria oggetto di contestazione.   Chi ne sarà riconosciuto responsabile dovrà essere comunque espulso pubblicamente dal partito nel quale milita.  Il segretario nazionale (o presidente nazionale) di ogni partito non può essere rieletto allo stesso incarico per più di due volte consecutive.

………………

Dando corso a quanto descritto si può in buona misura democratizzare qualunque partito. Ma a questo punto una domanda appare legittima: come mai nessuno fino ad oggi ha presentato simili proposte di democratizzazione?

Io affermo che la causa prima è legata all’esistenza della Bibbia (Antico Testamento)  nella quale non ho trovato alcun esempio di gestione  democratica del potere.  Nei libri dell’A.T. si evidenzia che chi comanda è il capofamiglia (nel tempo diventato capo tribù e poi sovrano assoluto – sino alla Rivoluzione francese) e che i suoi comandi vanno eseguiti senza discutere. Ancor peggio con il Nuovo Testamento  (vangeli, atti degli apostoli)  da cui è derivata una religione cattolica che ci ha abituati da giovanissimi ad andare in chiesa ad ascoltare senza possibilità di replica tutte le enormi sciocchezze che il prete di turno ci raccontava dal pulpito.

In buona misura perciò l’assuefazione ad accettare senza discutere presunte verità religiose ed ad accettare vescovi e cardinali immutabili nominati da un papa che si proclamava e si proclama discendente di Gesù Cristo figlio di Dio, si è trasferita in ambito di partiti ove non pretendiamo la soluzione in sede istituzionale dei vari problemi e senza discutere accettiamo capi partito dirigenti a vita a tutti i livelli.

Questa situazione disastrosa  può però cambiare adesso, adesso che si evidenzia che Gesù Cristo non solo non era figlio di Dio ma è stato persino un falso profeta. (v. in questo sito: Gesù era figlio di Dio?).    Pertanto ritengo che presto in Italia inizierà una autentica rivoluzione sul piano religioso con ripercussioni fortissime in campo politico.

 Allora alla domanda:“Perché nessuno ha finora presentato proposte di democratizzazione dei partiti?”       La ovvia risposta è che nessuno che abbia avuto voglia di agire sul piano politico ha approfondito la conoscenza della Bibbia, conoscenza indispensabile per convincersi che essa è una raccolta di invenzioni.  Invenzioni demoniache che costituiscono la causa prima di molti mali dell’umanità (v. ad es. articolo sulla schiavitù in questo sito); tra i tanti mali indotti va collocata anche la mancanza di democrazia in ambito di partiti (e nella maggior parte delle associazioni in genere). 

Per comprendere quanto incida in politica il mancato approfondimento della Bibbia si pensi al referendum sul divorzio, che fu approvato in Italia nel 1974 dal 60% dei votanti. Ciò dimostrò inequivocabilmente che la maggioranza degli italiani era cattolica solo di facciata giacché il divorzio è vietato in tre dei quattro vangeli canonici. Sull’onda di tale risultato clamoroso  i dirigenti radicali avrebbero potuto pretendere anche l’abolizione del Concordato ma non l’hanno fatto poiché nessuno di essi si è reso conto che l’approvazione del divorzio, sebbene indetto per motivi di carattere sociale, aveva anche un enorme significato religioso…..

 

 


Una risposta a I PARTITI, LA DEMOCRAZIA, LA BIBBIA E LA CHIESA CATTOLICA

  1. italia20 scrive:

    Ciao, ho letto il tuo articolo, ho bisogno della tua esperienza per scrivere uno statuto per il primo partito online italiano. Tutte le riunioni che indichi qui, dovrebbero essere fatte virtualmente, sulla rete con l’uso delle nuove tecnologie.

    Non ti posso pagare perchè non abbbiamo denaro. Hai tempo e voglia di darmi una mano?

    Grazie

    Federico Remiti

    http://italia20.wordpress.com

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